“All’Oste che non c’è” ci si serve da soli ed il prezzo non conta

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Lo si nota arrivando dalla stradina che corre lungo il colle del Cartizze, un vecchio casolare in pietra dell’800 che ancora conserva quel fascino delle costruzioni di un tempo: essenziale, all’apparenza fuso con la natura circostante, che sembra voler raccontare le storie di chi ha vissuto tra le sue mura.

Qui c’è, o meglio non c’è, Cesare. E’ lui a portare avanti l’usanza di famiglia di accogliere amici e clienti per far assaggiare loro i salumi di produzione propria. Solo che ha scelto un modo molto particolare per farlo : “Capitava spesso che nei più svariati pezzi di carta trovati sul posto quando i miei amici passavano, mi lasciassero dediche rimproverando che la mia assenza li lasciava a bocca asciutta e che la loro speranza di gustare un buon bicchiere di Cartizze o Prosecco rimaneva delusa – spiega Cesare – ho quindi deciso di mettere sul tavolo della cucina 3 bottiglie di Cartizze e Prosecco, 6 bicchieri con un’indicazione scritta “valore 10 euro servitevi da soli e buona degustazione. L’indicazione serviva solo per scopo evitare che amici o passanti si sentissero in imbarazzo , come si dice, degli scrocconi”.

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In poco tempo la voce si è sparsa ed alcuni, passando dalla cascina, cominciarono a stappare qualche bottiglia e a lasciare delle piacevoli dediche anche il lingua tedesca, inglese, giapponese. Era nata “All’Oste che non c’è”.

Quello che si può mangiare sono le tipicità del territorio, servendosi quanto si vuole di “Bibanesi’, polentine stuzzicanti, Prosecco e Cartizze provenienti da aziende della zona , formaggi di malga, dolcetti locali e salumi della casa come il “Salado” ossia il salame di Valdobbiadene, la prelibata “Soppressa con filetto”, i “Giacomini”, ovvero di suino stagionati ed affumicati, oppure il delizioso “Sacol” di manzo. Il tutto da assaporare insieme a dell’ottimo pane cotto nel forno a legna.

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C’è la possibilità di fare il caffè mentre non sono disponibili cibi cotti e neppure superalcolici.

La formula è semplice: si entra liberamente, ci si serve come e quanto si vuole e si paga facendosi da soli lo scontrino (il valore, non il prezzo, degli alimenti è segnato su un pezzo di carta). La cucina può ospitare fino a 14 persone, circa 4 tavoli, mentre all’esterno si possono sfruttare altri 3 tavoli.

E alla domanda se non c’è la paura che gli avventori possano approfittarsene mangiando senza pagare, Cesare risponde: “Ammetto che qualche volta è successo, ci sono anche brutti ricordi, ma sono una minima parte. Le persone vengono conquistate da questo dare loro fiducia, che è poi la filosofia dell’Osteria”.

 

All’Oste che non c’è”

Str. delle Treziese, 31049

Valdobbiadene (TV)

 

Articolo scritto per e pubblicato su Gazzetta dell’Emilia.it

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